Chi siamo

A I Cavaddari offriamo ottimi piatti di pesce e carne, mentre per i più esigenti, le rinomate specialità marinare, con arrivi giornalieri di pesce fresco

La storia
ristorante tradizionale

Sorti i vari quartieri di Aci nel XVI sec., si evidenziò la necessità di un corpo di vigilanza sulle coste delle borgate. L’unico quartiere, o per meglio dire l’unico abitato, sito sul mare in una zona preminente ove la visibilità era ed è a perdita d’occhio, è S. Caterina. Fu dato a questo quartiere l’onore di vigilare le coste e di dare l’allarme agli altri in caso di qualche pericolo incombente.

Visto che i quartieri erano centrati su una zona limitata, anche le postazioni dovevano essere limitate: una ad acqua grande, sul pianoro, ed una seconda a S. Caterina, accanto alle attuali terme. Da qui, presumibilmente, pochi elementi potevano alternativamente vigilare le coste da sbarchi di truppe angioine, e con segnali acustici o visivi (fiumi, fiamme) veniva dato l’allarme.

In seguito il territorio delle Yaci, oltre ad estendersi in ampiezza, si ingrandì anche come popolazione, cosicchè bisognò perfezionare il sistema di avvistamento. Intanto un nuovo e ben temibile pericolo minacciava le coste, perché dopo la caduta di Rodi i pirati saraceni iniziarono a minacciare le nostre coste; perciò vengono costruite le torri di avvistamento, poste a debita distanza, le quali con fumo di giorno e fuochi di notte segnalavano il pericolo alle varie postazioni.
Il problema principale però fu quello di coprire distanze maggiori anche nell’entroterra, su terreni impervi e tagliati da lave pietrificate, nel minor tempo possibile; nel XV sec. nel quartiere dei Finocchiari furono poste in servizio alcune guardie a cavallo, di certo pochi elementi (5-10) se si pensa che in tutta Catania vi erano solo 50 cavalli.

Il cavallo divenne un simbolo di distinzione per le guardie della costa, ed un motivo per cambiare il nome del quartiere, inteso da allora "dei Cavallari" che svolgono il loro lavoro con estrema cura, visto che da essi dipendevano centinaia di vite umane.

Dai Cavallari a S. Caterina
ristorante con spazio esterno

Nel XVI secolo viene costruito il Tocco, che in una zona di rilievo dominava le coste di Yaci con maggiore visibilità che da S. Caterina, per cui frequentemente era il fortino del bastione a dare l’allarme con un colpo di cannone (e per questo fu detto "il Tocco").

I cavallari continuarono ad esistere sino al XVII sec., ma per il quartiere si apprestava un lento declino. Passato in secondo piano per la costruzione del Tocco, rimasto pressocchè invariato sul piano dell’estensione urbanistica, isolato ma dipendente da Yaci, semidistrutto dal terremoto del 1963, si trovò ad affrontare un grave problema, quello cioè di automantenersi, dedicandosi ad altre attività.

Dai registri parrocchiali infatti si evince nel periodo suddetto un calo della popolazione dovuto ai decessi ed alle migrazioni dei residenti in altre zone di Yaci.

Già nel 1713 i Savoia si impossessano della Sicilia, ma l’estremo colpo di grazia per i Cavallari giunge nel 1718, quando in Sicilia gli spagnoli, guidati dal capitano Alberoni, prendono il comando delle varie città ponendo in sede truppe regolari e squadroni di cavalleria; così i cavallari, spina dorsale di Yaci in un passato non lontano, vengono soppiantati, il corpo viene sciolto e ciò che era stato l’orgoglio di un quartiere non sarà più che un ricordo.

Da lì a poco il quartiere assumerà il suo nome definitivo: S. Caterina.